Rete Teatrale Aretina

Mappamondi Arezzo


 

MAPPAMONDI E PASS- WORLD

 

Teatro Pietro Aretino
Arezzo

inizio prima replica ore 9:15 – inizio seconda replica ore 11:00 (salvo altre indicazioni)

Ingresso spettacoli € 5,00

Su richiesta, gli spettacoli potranno essere effettuati anche presso le scuole

Info e prenotazioni: 0575 1824380 – 339 7219133 (anche sms e WhatsApp)

SCARICA LA  scheda-prenotazione-spettacoli

La scheda di adesione potrà essere trasmessa alla Rete Teatrale Aretina anche per fax 0575 1824381 o per mail  a cinzia.corazzesi@gmail.cominfo@reteteatralearetina.it

Anche quest’anno MAPPAMONDI presenta alle scuole aretine un programma ricco nei linguaggi e nei contenuti. Gli spettacoli scelti variano dal teatro di figura al teatro d’attore, passando per la danza e la musica. Gli intrighi narrativi sono ispirati alle fiabe e ai racconti classici, come Il Brutto Anatroccolo, fino a testi originali che danno al teatro una vitalità narrativa di cui le nuove generazioni hanno grande bisogno. Un modo di raccontare che rappresenta uno stile tipico del teatro, sempre attento a dosare insegnamento ed emozione, fantasia e riflessione.
Inoltre, MAPPAMONDI porta quest’anno due grandi proposte di impegno civile, quali La Carta di Lampedusa e Pesi Massimi. Un modo per vedere il passato con gli occhi rivolti verso il presente e il futuro.

 

 

PROGRAMMA MAPPAMONDI
per le scuole materne, elementari e medie

MARTEDI’ 14 NOVEMBRE
NATA

IL BRUTTO ANATROCCOLO
Di Livio Valenti
Con Livio Valenti, Mirco Sassoli
Scenografie Andrea Vitali e Roberta Socci
Pupazzi Roberta Socci
Musiche Lorenzo Bachini
Luci Federico Tabella

durata: 55 minuti
età: 4 – 10 anni

“Tutti noi prima di sbocciare alla vita siamo stati un uovo pensieroso, poi un giorno…”

Ci troviamo nel giardino delle uova pensierose e due strani personaggi hanno il compito di accudirle; infatti, sono delle uova particolari: custodiscono i sogni e le speranze di tutti gli uomini.
Poi un giorno, le uova si schiudono e nasce un goffo pulcino; lui è diverso dagli altri e per questo rifiutato da tutti, tanto che decide di fuggire. Durante il viaggio, affronterà mille e mille peripezie, incontrando molti personaggi che lo aiuteranno e… altri che lo ostacoleranno.
Lo spettacolo, ispirato alla fiaba di Hans Christian Andersen, è una rivisitazione con le tecniche del teatro di figura che attua un percorso sulla parità e che vuole insegnare ai ragazzi l’accettazione di sé, la meravigliosa avventura della crescita e la necessità di sognare e sperare; un modo per raccontare le diversità e le varie tappe della vita, attraverso la crescita, l’accettazione di sé stessi e la scoperta dei propri talenti.
L’uso dei pupazzi, la narrazione e la freschezza dell’interpretazione, condurranno i piccoli spettatori all’interno di una storia dolce e divertente al tempo stesso, una fiaba che parla tanto al pubblico delle famiglie, quanto a quello delle scuole, dato lo spessore pedagogico della trama.
Il testo è stato scritto in seguito agli incontri e ai laboratori tra gli artisti e gli alunni delle scuole coinvolti in un progetto sugli stereotipi di genere.

GENERE: tecniche di animazione mista con attori e pupazzi.

MARTEDI’ 28 NOVEMBRE
BLANCA TEATRO
PESI MASSIMI
con Antonio Branchi
drammaturgia e regia Virginia Martini

durata: 60 minuti
età: 9 -14 anni

“…la gente di mare attaccò la gente di montagna. E la gente di montagna attaccò la gente di mare. E vissero così per secoli. Avanti e indietro, avanti e indietro a combattere grandi battaglie nella pianura. Si dimenticarono addirittura il motivo per il quale stavano combattendo. Continuarono soltanto a combattere. Ora dovrei raccontarvi della guerra. Dei combattimenti, di come la gente moriva o spariva o scappava ma …io sono un romantico, adoro le storie d’amore…e ora vi racconto una bella storia d’amore. La storia di un ragazzo qualunque in un paese qualunque. Dunque prima di tutto, devo raccontarvi di quando è nato di come è venuto al mondo. È nato in un lavandino pieno di cavolo. Suo padre era un idraulico……”

Lo spettacolo racconta come nascono e come si risolvono i conflitti: dal bullismo alla guerra.
All’interno di un ring, circondato su tre lati dagli spettatori, un attore, “un atleta del cuore”, racconta la storia delle storie, quella di un paese qualunque tra le montagne e il mare in cui un giorno, qualcuno, decide che la gente di montagna è migliore di quella di mare, che le patate sono migliori delle carote, che alcuni hanno diritti e altri no, che “chiunque non la pensi come lui …”
Ma una storia così non si può raccontarla da soli, non è più tempo di monologhi è necessario il dialogo, il confronto, magari anche lo scontro e poi l’incontro…anzi, 7 incontri! Che il nostro atleta giocherà con gli spettatori, svelando loro i “trucchi” del raccontare ma soprattutto allenandoli a non abbassare la guardia, a non distrarsi, a riconoscere quando un colpo è da squalifica, a Resistere.

GENERE: teatro d’attore, teatro d’impegno civile

MERCOLEDI’ 17 GENNAIO
NATA – DIESIS TEATRANGO
LA CARTA DI LAMPEDUSA
Di e con
Piero Cherici, Livio Valenti, Lorenzo Bachini

durata 55 minuti
età: 12 – 19 anni

Il 3 ottobre 2013 a poche miglia del porto di Lampedusa, naufragò un’imbarcazione libica; l’imbarcazione trasportava centinaia di migranti e il suo affondamento provocò quasi 400 morti: una delle più gravi catastrofi marittime nel Mediterraneo dall’inizio del XXI secolo.

In seguito a questi tragici eventi, molte associazioni italiane ed europee iniziarono a mettersi in rete e a riflettere, in un percorso comune, sulla stesura di una carta che disegnasse “una nuova geografia politica, territoriale ed esistenziale”; uno strumento attraverso il quale la società civile, le reti e i movimenti dei migranti e coloro che cercano di tutelarne i diritti, potesse dare vita a una grande coalizione, per costringere la politica e le istituzioni a pensare a una nuova politica.

Nasce così “La carta di Lampedusa”, uno spettacolo che racconta, attraverso canti, storie e testimonianze, i popoli migranti attraverso uno sguardo che parte dalla nostra storia passata per arrivare all’attualità. Dal viaggio, dallo spostarsi come necessità universale, al viaggio di “speranza” di chi si muove a causa di guerre, fame, persecuzioni, ricerca di condizioni economiche migliori. Dopo lo spettacolo, si svolgerà un incontro con alcuni richiedenti asilo e i mediatori culturali delle associazioni del territorio che si occupano di accoglienza.

GENERE: teatro e canzoni, spettacolo d’impegno civile

LUNEDI’ 5 FEBBRAIO
COMPAGNIA BURAMBO’
IL FIORE AZZURRO
VINCITORE del PREMIO INBOX VERDE 2017

Liberamente ispirato a un racconto popolare zigano
Di e con Daria Paoletta
Pupazzi Raffaele Scarimboli
consulenza artistica Nicola Masciullo

durata: 60 minuti
età: dai 7 anni in su

Una narratrice e un pupazzo.
Una scena essenziale, due cubi di legno e una pedana per dare inizio ad un viaggio.
Un viaggio attraverso la storia di un popolo, quello tzigano, attraverso l’accettazione del diverso, il superamento delle avversità della vita, l’amicizia e la capacità di immaginare che il proprio destino non sia scritto ma è in continuo cambiamento.
L’attrice Daria Paoletta riscrive la storia appartenente alla tradizione zigana, dal titolo “Il fiore azzurro”.
In scena con lei un pupazzo con il quale dà vita a un dialogo tra le due parti: il teatro di figura e la tecnica della narrazione.
Tzigo, questo il nome del protagonista della storia, è una figura in gommapiuma scolpita da Raffaele Scarimboli, che decide di mettersi in cammino sulla strada ‘alla ricerca della fortuna e della felicità’.
Un viaggio iniziatico, dove l’andare di Tzigo corrisponde ad una ricerca identitaria. La narratrice è per Tzigo un’amica, una compagna, una spalla su cui piangere e, al tempo stesso, colei che disegna per lui gli spazi, attraverso un utilizzo sapiente della sua voce e del suo corpo d’attrice.
Tzigo dal bosco si ritrova a casa della strega, dalla tomba della sua mamma alla caverna dei nanetti. L’eroe di questa storia popolare descrive l’antico andare, quello dei passi lenti, attraversando le stagioni, incontrando aiutanti magici, l’alternarsi del giorno e della notte, e tutto ciò crea il tempo necessario in cui si favorisce la crescita. Esso diventa il tempo delle scoperte, delle paure e dei silenzi, il tempo delle domande:
Cosa sono la fortuna e la felicità? Cosa significa essere zigano, oggi? Chi ha scritto la sua storia?
La sfida autentica del linguaggio teatrale è di condurre anche i più piccoli alle domande della vita, senza cadere nella retorica, senza dare risposte preconfezionate. La fiaba è ricca di spunti per riflettere attraverso la leggerezza e il gioco, insiti nel linguaggio teatrale e, nello specifico, nell’utilizzo della figura.
Una scrittura, quella di Daria Paoletta, ricca di dettagli che, al tempo stesso, si pone l’obiettivo di non definire tutto, affidando alla fantasia del pubblico la libertà di immaginare. In alcuni punti della storia è indispensabile che il pubblico faccia delle scelte concrete che decideranno il corso della storia, nel tentativo di creare un ulteriore dialogo tra il palco e la platea.
Il fiore azzurro è una specie di guida per il giovane zigano che seguirà fino a quando non avrà compiuto il suo percorso di formazione.

GENERE: narrazione e teatro di figura

GIOVEDI’ 15 FEBBRAIO
LA MANSARDA – TEATRO DELL’ORCO
GEDEONE CUOR DI FIFONE
(per questo spettacolo è possibile richiedere la didattica alla visione all’interno delle classi alcuni giorni prima della replica)

Con Antonio Vitale e Maurizio Azzurro
Drammaturgia: Roberta Sandias – Regia: Maurizio Azzurro
Musiche: Maria Gabriella Marino

durata: 60 minuti
età: 3 – 8 anni

Due fratelli, Gedeone e Pancrazio, sbarcano il lunario girando di fiera in fiera con il loro carretto da rigattiere, ma il loro vivere quotidiano è limitato dalle paure di Gedeone, un vero fifone che arriva a temere perfino la propria ombra, tanto da essere da tutti soprannominato “Gedeone Cuor di Fifone”, e trova conforto solo nel suo orsacchiotto Amilcare.

Pancrazio, esasperato dall’atteggiamento del fratello, escogita un piano per aiutarlo a superare le proprie paure.

Lo spettacolo si sviluppa tra colpi di scena, incontri e travestimenti, situazioni ora comiche ed ora grottesche. Infatti, il racconto teatrale vuole essere un pretesto per indagare le paure infantili, ed aiutare ad affrontarle e superarle attraverso il gioco.

GENERE: teatro d’attore

PROGRAMMA PASS-WORLD
per le scuole medie e superiori

MERCOLEDI’ 17 GENNAIO
NATA – DIESIS TEATRANGO
LA CARTA DI LAMPEDUSA
Di e con
Piero Cherici, Livio Valenti, Lorenzo Bachini
durata 55 minuti
età: 12 – 19 anni

Il 3 ottobre 2013 a poche miglia del porto di Lampedusa, naufragò un’imbarcazione libica; l’imbarcazione trasportava centinaia di migranti e il suo affondamento provocò quasi 400 morti: una delle più gravi catastrofi marittime nel Mediterraneo dall’inizio del XXI secolo.

In seguito a questi tragici eventi, molte associazioni italiane ed europee iniziarono a mettersi in rete e a riflettere, in un percorso comune, sulla stesura di una carta che disegnasse “una nuova geografia politica, territoriale ed esistenziale”; uno strumento attraverso il quale la società civile, le reti e i movimenti dei migranti e coloro che cercano di tutelarne i diritti, potesse dare vita a una grande coalizione, per costringere la politica e le istituzioni a pensare a una nuova politica.

Nasce così “La carta di Lampedusa”, uno spettacolo che racconta, attraverso canti, storie e testimonianze, i popoli migranti attraverso uno sguardo che parte dalla nostra storia passata per arrivare all’attualità. Dal viaggio, dallo spostarsi come necessità universale, al viaggio di “speranza” di chi si muove a causa di guerre, fame, persecuzioni, ricerca di condizioni economiche migliori. Dopo lo spettacolo, si svolgerà un incontro con alcuni richiedenti asilo e i mediatori culturali delle associazioni del territorio che si occupano di accoglienza.

GENERE: teatro e canzoni, spettacolo d’impegno civile

MARTEDI’ 30 GENNAIO
Speciale giornata della memoria
OFFICINE DELLA CULTURA
PATRILINEARE
Un racconto
Scritto e interpretato da Enrico Fink
Con brani di Chaim Nachman Bialik,
Yakov Glatste
musiche tradizionali ebraiche eseguite da
Luca Baldini: basso
Massimo Ferri: chitarra – bouzouki
Enrico Fink: voce e flauto

durata: 60 minuti
età: dagli 11 anni in su

Patrilineare è uno spettacolo di teatro musicale. Il racconto che ne costituisce il centro è svolto da una voce narrante e dal gruppo musicale presente sul palco.

Il protagonista ricostruisce partendo da pochissimi elementi – il proprio cognome, una fotografia, una giacca, un documento del 1943 che certifica un arresto – la storia del proprio bisnonno, arrivato in Italia dalla Russia in fuga dai pogrom zaristi nei primi anni del secolo.

Un uomo che ha percorso la distanza fra due mondi ebraici diversissimi fra loro: quello dell’ebraismo hassidico russo/polacco della shtetl di origine e quello della assimilata comunità ferrarese, nell’ambito della quale diventa hazan, cantore durante i riti.

La ricostruzione procede di pari passo con la dolorosa constatazione dell’impossibilità di capire davvero la storia di una famiglia che, lungi dall’essersi salvata, è giunta in Italia per farsi distruggere dalla furia razzista nel periodo della Re-pubblica di Salò.

Il racconto di questa ricostruzione è una presa d’atto del difficile legame del protagonista con un mondo che sente come parte del proprio retaggio, ma che si accorge di conoscere poco – perché non è rimasto nessuno nella propria famiglia che glielo possa raccontare.

Patrilineare è un racconto, ma non il racconto del mondo della yiddishkeit com’era prima della guerra: perché quel mondo è oggi perduto, e un tentativo di riproporlo com’era, anche per lo spazio di un con-certo, suonerebbe falso alle nostre orecchie. È il racconto della nostra riscoperta, delle nostre sensazioni di fronte a una musica e una lingua che risuonava forte appena sessanta anni fa. Il racconto di chi è sempre in bilico fra sentire quel mondo come qualcosa di familiare, di proprio – perché in fondo è solo una generazione a separarci, e lo yiddish era la lingua di mio nonno – e conoscerlo come una co-sa estranea, imparata attraverso i libri e i dischi.

Patrilineare è un racconto ma anche un concerto, in cui trovano spazio klezmer e canzoni yiddish, ma anche brani della liturgia ebraica italiana.

Spero che comunichi l’emozione che ci ha dato pensarlo (Enrico Fink)

Dal debutto lo spettacolo ha avuto più di duecento repliche in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, è stato brillantemente recensito su carta stampata, radio tv e Internet in entrambi i continenti.

È uscito sotto forma di cd con il titolo Lokshen-Patrilineare, ed. Le Vie dei Canti – Materiali Sonori.

GENERE: teatro musicale

MARTEDI’ 13 MARZO

KANTERSTRASSE
AMLETO
(per AMLETO è possibile richiedere la didattica alla visione all’interno delle classi alcuni giorni prima dello spettacolo)
Liberamente ispirato all’opera “Amleto” di William Shakespeare
Adattamento e regia Andrea Giannoni
Con Simone Martini
Percussioni Niccolò Crulli
Disegno luci Marco Santambrogio
Scena Eva Sgrò

durata: 60 minuti
età: dai 12 anni in su

L’Amleto è una delle opere cardine della cultura occidentale, una cultura che ha messo l’uomo al centro della sua riflessione filosofica, i suoi pensieri più nascosti, i suoi comportamenti più puri e più bassi. Un dubbio ci assale.

Essere o non essere.

Continuare a galleggiare nel presente o lasciar perdere e guardare all’aldilà.

Continuare per chi? Per quali valori?

È una tragedia d’amore, una tragedia familiare, nazionale, filosofica, escatologica e metafisica.

Non basterebbero sei ore per rappresentare il testo nella sua integralità.

Abbiamo dovuto scegliere.

Sfogliando le pagine di questa immensa opera ci accorgiamo che a un certo punto, Amleto in punto di morte, chiede a Orazio di raccontare la sua storia, di non tenerla per sé, ma di divulgarla a chi non conosce o la conosce male. In realtà è Shakespeare a parlarci e a farci capire che la storia del principe Amleto, conosciuta, raccontata fino ad allora, non era la giusta storia, sola la sua, quella dell’autore, raccontata da Orazio, è l’unica possibile storia del principe di Danimarca.

Noi da qui partiamo, da questo momento, prima dell’arrivo di Fortebraccio, prima dell’arrivo dei Barbari, il momento in cui Orazio, circondato da cadaveri, deciderà di raccontare al pubblico presente la storia a cui lui ha assistito; e lo farà con quello che troverà in quella scena, l’ultima, aiutandosi con delle candele, delle carte da gioco, dei vestiti e soprattutto con le parole dell’immortale bardo inglese.

GENERE: teatro d’attore